L'epidermide dell'edificio

Se proviamo a paragonare un edificio ad un corpo umano troveremo più di qualche somiglianza.

Gli elementi portanti (murature, pilastri) sono assimilabili alla struttura ossea e muscolare del nostro corpo; cerniere, pendoli e incastri al pari delle nostre “giunture” (articolazioni, cartilagini) assicurano la stabilità. Gli apparati interni creano le condizioni di benessere al pari dei sistemi di termoregolazione dell’organismo e gli elementi di accesso interno/esterno simulano i nostri orifizi. Infine i materiali di protezione esterni (intonaci, pitture, rivestimenti) sono equiparabili all’epidermide umana. Tali assimilazioni non sono così estreme come potrebbe sembrare a prima vista poiché l’uomo nella realizzazione dei suoi “organismi architettonici” ha sempre cercato di imitare ciò che gli era più vicino, congeniale, osservabile e funzionale come la natura ed il proprio corpo.

Soffermiamo l’attenzione, in particolare, sulla struttura delle finiture di un fabbricato paragonandola alla composizione della pelle del corpo umano: in architettura troviamo le finiture superficiali (tinteggiature, intonaci colorati, ecc), uno o più strati inferiori (rinzaffo e arriccio) ed il colore determinato da pigmentazioni naturali o artificiali; nel corpo umano troviamo la pelle costituita dal derma (superficiale), l’ipoderma sottostante che riveste le fasce muscolari  e la colorazione determinata dalla melanina.

Detta affinità viene esaltata oggi sia dagli effetti dell'inquinamento atmosferico che dall’uso indiscriminato di prodotti inidonei (anche se spesso più economici e veloci da applicare). L’eccesso di CO2  crea, infatti, una patina sui rivestimenti degli edifici che, in presenza anche di strati protettivi non traspiranti, contribuisce al sovrapporsi di stati degradativi che in breve portano alla disgregazione anche dei supporti; allo stesso modo una pelle non traspirante (trattata con cosmetici inadatti) impedisce ai liquidi interni ai tessuti di circolare verso l’esterno, dando così luogo a microclimi infausti con manifestazioni patologiche (acne, tumori di pelle, necrosi,  angiomi, ecc).

Per tali motivi gli architetti stanno ponendo maggiore attenzione nell’utilizzo di materiali di finitura, specie su strutture in muratura, più adatti a preservarle dal degrado in quanto favoriscono la fondamentale funzione “traspirante”, come avviene anche nel derma umano. Intonaci di cemento spesso risultano troppo poco porosi all'acqua e al vapor acqueo e troppo tendenti a creare/contenere sali al loro interno; tinte a base di resine e polimeri vari impediscono la circolazione di acqua e di vapore portando alla marcescenza della muratura, alla creazione delle muffe, e anche a tutta una serie di distacchi dei supporti stessi (c.d.: effetto "kway mentre si corre").  

Mentre le strutture in c.a. tollerano qualsiasi tipo di intonaco, le strutture in muratura, avendo una maggiore porosità, necessitano di finiture che veicolino agevolmente - al pari della pelle umana -  l’aria e l’acqua in esse contenute verso l’esterno. Quante volte, soprattutto nelle zone più vicine al mare, vengono impiegati su strutture tufacee (molto porose e traspiranti) intonaci a base cementizia e successivamente finiture sintetiche sia su facciate interne che esterne con conseguenze disastrose. La presenza di sali marini interni al tufo veicolati verso l’esterno dall’acqua, se trovano barriere impermeabili e compatte le disgregano. Verso l’esterno della parete di tufo l’intonachino/tinteggiatura (= derma) comincia a “screpolarsi” mentre sul sottostante intonaco (= ipoderma) si formano efflorescenze o erosioni. Analogo fenomeno avviene verso l’interno della parete stessa con la formazione di patine biologiche/muffe o, in ambienti più caldi, con aloni giallognoli. L’acqua incamerata nelle pareti prima o poi evaporerà, ma intanto avrà contribuito alla disgregazione dell’epidermide e a sua volta altra acqua esterna troverà la strada per continuare il ciclo di degrado.

In definitiva l’elevata traspirabilità di prodotti “tradizionali” (leganti a base di grassello di calce stagionato, aggregati di pozzolana naturale e pigmenti di terre naturali), al pari di una pelle sana e perfettamente ossigenata, assicurano la perfetta aereazione dei supporti sottostanti mantenendoli inalterati nel tempo così come testimoniato dalla lunga sopravvivenza di consimili materiali posti in opera in epoche remote ma tuttora in buono stato di conservazione.